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Privacy e sicurezza di smartphone e tablet. Utili, ma non immuni da rischi

Articolo parzialmente modificato, pubblicato anche su Gruppo TakeITEasy.

Smartphone e tablet sono, tra le periferiche hardware, quelle che maggiormente trainano un segmento di mercato che, analogamente a molti altri, risente della crisi in una certa misura. Questo si deve, in parte, al fenomeno della consumerizzazione dell’IT che si sta diffondendo, anche grazie alla presa che lo slogan “porta il lavoro sempre in tasca con te” esercita sulle aziende, spingendole a fare investimenti in questo settore, con grande gioia dei vendor.

Si tratta di un fenomeno abbastanza consolidato, almeno secondo le indagini effettuate che parlano di un 88% del campione di riferimento (600 aziende in 17 paesi), i cui dipendenti utilizzano sul posto di lavoro i dispositivi citati non solo per la gestione della posta elettronica e l’accesso ai social network, ma anche per  le applicazioni aziendali, CRM in primis.

La stessa ricerca, inoltre, evidenzia una propensione alla spesa nel settore che, per le aziende italiane, si attesta intorno al 28% del budget IT.
Quale è il punto allora ? Cominciamo col dire che non è tutto oro quel che luccica: non possiamo certo negare l’utilità della tecnologia, in generale, e di questa in particolare, a condizione che non diventi un mezzo di eterna schiavitù dal lavoro, ma dobbiamo adottare una prospettiva più ampia, integrale, che tenga conto anche dei rischi e dei profili di responsabilità per le aziende che decidono di investire in essa.

Questioni da considerare

  • smartphone e tablet stanno diventando strumenti elettronici di trattamento dei dati personali, di cui l’azienda è titolare (es. dati dei clienti, dipendenti/collaboratori, ecc…), con conseguente applicabilità degli obblighi di protezione del T.U privacy (D.Lgs. 196/03);
  • con questi dispositivi gli utenti aziendali accedono ad Internet, per cui gli eventuali illeciti commessi sulla rete (si pensi ad ipotesi di download illegale di risorse protette, di diffamazione, ecc…) possono comportare a carico dell’azienda profili di corresponsabilità civile, per omessa adozione di controlli e misure di sicurezza;
  • l’uso dei dispositivi è spesso “promiscuo”, cioè riguarda sia gli aspetti lavorativi che quelli concernenti la vita privata dell’utilizzatore (es. dati finanziari, home banking, foto di famiglia, ecc…), per cui anche i dati di quest’ultimo sono a rischio (es. furti di identità);
  • possibilità di tracciamento e/o profilazione dell’utente, a sua insaputa, attraverso dati univoci (codice IMEI e numero di telefono) e moduli GPS (tra l’altro la geolocalizzazione integrare una forma di controllo a distanza dell’attività lavorativa, con le ben note problematiche di cui all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori);
  • se non adeguatamente custoditi tali strumenti possono essere facilmente smarriti o rubati, con tutte le conseguenze che ne derivano (si tratta del primo di tre rischi più alti – vedi sotto (3));
  • la trasportabilità dei dispositivi favorisce l’esternalizzazione di dati e servizi (es. cloud computing);
  • una insufficiente conoscenza od “alfabetizzazione informatica” dell’utilizzatore può comportare una rivelazione non intenzionale di dati personali o confidenziali (si tratta del secondo di tre rischi più alti – vedi sotto (3));
  • una dismissione impropria, nel caso di sostituzione, mette a rischio i dati, se questi ultimi non sono prontamente cancellati in modo sicuro (si tratta del terzo di tre rischi più alti – vedi sotto (3));
  • trattandosi di una tecnologia relativamente nuova, il livello della sicurezza delle applicazioni e dei moduli software non è ancora sufficientemente affidabile, anche per via di una distribuzione poco tempestiva degli aggiornamenti;
  • le clausole e/o condizioni di utilizzo delle applicazioni sono poco chiare, soprattutto per gli aspetti relativi al trattamento ed alla sicurezza delle informazioni, comprese quelle di natura personale;
  • esiste una miriade di fonti, poco o per nulla attendibili, dalle quali possono essere scaricate applicazioni potenzialmente nocive (il fenomeno del mobile malware è in fortissima ascesa);

Naturalmente questo elenco non vuole avere carattere di esaustività, però parliamo in generale di aspetti ben documentati (vedi approfondimenti) che non possono essere ignorati ma devono essere gestiti in modo adeguato, per evitare che il ricorso alla tecnologia, allo scopo di migliorare ed ottimizzare il funzionamento di una struttura aziendale o professionale (si, perchè la questione può riguardare anche i professionisti, specie quelli deontologicamente vincolati ad obblighi di segretezza più ampi del semplice diritto alla riservatezza), si trasformi in un boomerang di eventi causativi di responsabilità che ne azzerano completamente l’utilità.

Consigli per l’uso

Alcuni consigli ed azioni da intraprendere per un uso ottimale della tecnologia mobile, da parte di aziende e professionisti, sono i seguenti:

  • fare una analisi dei rischi (organizzativi, tecnologici, legali) ed adottare le opportune misure di sicurezza, soprattutto quelle minime ed idonee richieste dal T.U privacy;
  • valutare attentamente le clausole dei contratti con i produttori dei dispositivi e del software di sistema e con gli operatori di telecomunicazione che li commercializzano con il proprio brand;
  • valutare attentamente le condizioni legali d’uso delle applicazioni mobile installate sui dispositivi;
  • predisporre regolamenti per un corretto utilizzo (trattandosi di strumenti aziendali che accedono ad Internet ed alla posta elettronica, essi potrebbero rientrare nell’ambito applicativo del provvedimento del garante del 1 marzo 2007);
  • impedire l’installazione, l’accesso e l’uso di applicazioni di dubbia od illecita provenienza;
  • formare adeguatamente gli utenti, soprattutto per quanto concerne rischi e responsabilità aziendali;
  • predisporre regolamenti per gestire i casi di dismissione dei dispositivi e le procedurre per la sicura cancellazione dei dati;

Approfondimenti

  1. Smartphone e tablet: scenari attuali e prospettive operative
  2. Smartphone: information security risks, opportunities and recommendations for users
  3. Top ten smartphone risks
  4. Smartphone secure development guidelines
  5. Data leakage resulting from device loss or theft

Allestire un ambiente per l'analisi del malware: requisiti di base

Con questo primo post diamo vita ad una serie di interventi finalizzati ad individuare e valutare le caratteristiche dei possibili strumenti software e delle risorse utili per allestire un ambiente dedicato all'analisi del malware.

Innanzitutto tale ambiente dovrebbe soddisfare una serie importanti requisiti, quali:
  • sicurezza: deve essere possibile effettuare una analisi statica e/o dinamica del codice maligno, senza che ciò comporti la definitiva compromissione della integrità dell'ambiente ed impedendo la propagazione del codice all'esterno di quest'ultimo.
  • affidabilità: gli strumenti da utilizzare dovrebbero essere affidabili e rendere perciò possibile una analisi esaustiva del codice maligno.
  • interoperabilità: gli strumenti da utilizzare dovrebbero essere, possibilmente, multipiattaforma permettendo il loro utilizzo in sistemi operativi differenti (Windows, Linux, ecc...).
  • costi: ove possibile gli strumenti prescelti dovrebbero essere rilasciati con licenza freeware o, meglio ancora, open source. In questo modo diventa possibile, da un lato, limitare i costi associati con l'acquisto ed il mantenimento delle licenze e, dall'altro, nel caso in cui sia necessario, apportare modifiche e personalizzazioni al codice sorgente.
Partendo dal primo punto, la sicurezza oggi si presta ad essere soddisfatta, principalmente, mediante il ricorso ai cd. software di virtualizzazione che consentono di eseguire, all'interno di un determinato sistema operativo (host), più istanze di sistemi differenti, emulando le risorse hardware tipiche di una architettura.

Anche se l'utilizzo di questi software non è completamente privo di problemi, va detto, infatti, che essi si prestano in modo particolare a questi utilizzi, in virtù di alcune loro caratteristiche funzionali come la possibilità di vincolare l'esecuzione del sistema all'interno di un ambiente di rete confinato (contenimento), nonchè la possibilità di essere facilmente ripristinati nel caso di una loro compromissione.

Infine, oltre agli strumenti di virtualizzazione citati, nell'ambiente da precostituire dovrebbero essere presenti ulteriori categorie funzionali di software di cui indichiamo, a titolo esemplificativo, le più importanti:
  • utilità: scompattatori, unpacker, decifratori, strumenti per l'identificazione di contenuti steganografici, strumenti per la creazione di hash, ecc...
  • analisi statica degli eseguibili: disassemblatori, editor esadecimali, analizzatori di stringhe, analizzatori di risorse, ecc...
  • analisi dinamica degli eseguibili: debugger, memory dumper, sandbox applicative, patcher, tools per il monitoraggio del filesystem e di altre componenti del sistema (ad es. Windows Registry), process viewer, ecc...
  • analizzatori di rete e di protocollo: sniffer, emulatori di servizi di rete, honeypot, ecc...
  • risorse internet: archivi pubblici di malware, motori di ricerca degli hash crittografici, reverse engineering, ecc...

Analisi degli eseguibili Windows mediante PE iDentifier

Segnalo un tool per l'analisi degli eseguibili Windows chiamato PE iDentifier.
Si tratta di una GUI, ma con pieno supporto per la linea di comando, in grado di identificare la presenza negli eseguibili di più di 600 signatures tra cui quelle di molti compilatori, compressori e cifratori.

Inoltre sono presenti delle caratteristiche interessanti perfettamente integrate come:
  • l'estendibilità delle funzionalità mediante plugins
  • la scansione multipla e ricorsiva di directory
  • un visualizzatore di processi
  • un visualizzatore esadecimale
  • un visualizzatore delle tabelle delle risorse nonchè di importazione, esportazione e TLS
  • una interfaccia delle signatures esterne aggiornabile su richiesta
Attualmente sono disponibili tre modalità principali di scansione e diversi plugins che possono essere scaricati direttamente dal sito citato.
Il tool si presenta leggero, versatile e abbastanza funzionale per poter essere impiegato in contesti particolari come l'analisi statica di malware.

Phishing/Malware e social networking

A differenza di quanto possa far pensare il titolo di questo post non c'è nessuna relazione tra phishing/malware e social networking se non per il fatto che l'aumento di popolarità degli spazi su Web, dedicati a forme di aggregazione sociale, comincia ad attirare, sempre di più, l'attenzione di phisher e creatori di malware.
Su SecurityFocus si legge la notizia di attacco di phishing portato nei confronti degli utenti del popolare sito MySpace.
L'attacco sfrutta una modifica di un foglio di stile associato al profilo di ciascun utente per posizionare una immagine trasparente sulla pagina, causando perciò una ridirezione dell'utente verso una falsa pagina di login.
Come sempre più spesso accade l'efficacia dell'attacco è in stretta relazione con il livello di sofisticazione delle pagine clone e con l'ormai onnipresente supporto delle botnets (reti di sistemi compromessi).
D'altra parte già da qualche tempo si erano cominciate a notare le avvisaglie di questo fenomeno in espansione come testimoniato anche dall'apparizione dei primi worm "specializzati" come JS.Qspace che, sfruttando una tipica vulnerabilità di cross-site scripting, mirava a colpire proprio gli utenti di MySpace abbinandosi proprio a forme di phishing.