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Name squatting e social media: un nuovo pericolo per il brand ?

brand Da tempo sentiamo ormai parlare di cybersquatting, termine che indica la pratica di accaparramento dei nomi di dominio corrispondenti a marchi registrati o nomi di persone famose, messa in atto generalmente con lo scopo di lucrare sulla successiva operazione di trasferimento.

Come è noto questa tecnica integra una forma particolare di abuso: la presenza del nome di un brand in un dominio internet può infatti influire sull'indicizzazione delle sue risorse da parte dei motori di ricerca, indurre confusione negli utenti, vincere la loro diffidenza e realizzare un dirottamento di traffico; tutto questo si traduce in un indebito sfruttamento della notorietà e della fiducia di cui gode un brand, con ovvie negative ricadute per il legittimo titolare, in termini sia di perdita di profitti che di valore (brand equity).

Ora, mentre anni fa questo rischio poteva dirsi circoscritto ai soli domini internet, l'attuale evoluzione verso il web 2.0 ha accresciuto, di fatto, le probabilità di un suo verificarsi.

In particolare, con la diffusione dei media sociali ed il conseguente proliferare di piattaforme liberamente disponibili per la condivisione e la generazione dei contenuti (vedi blog od altri servizi come youtube, ning, ecc...), oggi è molto facile per chiunque registrare un account con un nome, in tutto od in parte, corrispondente a quello di un brand noto, senza dover dimostrare di averne un legittimo interesse.

E proprio l'esposizione non autorizzata di un brand all'interno di questi servizi può generare fenomeni di associazione con contenuti sgraditi, se non addirittura offensivi, diffusione di false notizie, falsa rappresentazione delle caratteristiche di prodotti o servizi ed altri effetti simili a quelli derivanti dal cybersquatting, con grave pregiudizio per chi ha investito tempo e denaro nello sviluppo del brand.

Il discorso si fa poi particolarmente delicato quando ad essere coinvolti sono i social networks: qui la presenza di un vasto bacino di utenza, composto da milioni di individui, ed altri meccanismi, come quello della viralità dei contenuti, rendono ogni uso indebito una potenziale bomba ad orologeria; e non si tratta di scenari soltanto ipotetici ma di rischi reali perchè:

  • le possibilità di abuso non mancano, a partire dalle cd. vanity url (facebook) alla possibilità di creare pagine, gruppi o, addirittura, social network tematici (es. ning);
  • non tutte le organizzazioni od aziende hanno provveduto a registrare od occupare nomi o risorse corrispondenti al brand di cui sono titolari (quante ce ne sono su Facebook ? e su Twitter ?);
  • poche organizzazioni attuano forme di monitoraggio costante di Internet alla ricerca di potenziali abusi;
  • non tutte le piattaforme offrono meccanismi o procedure per ovviare ad eventuali abusi (es. reclami, processi di risoluzione delle dispute, trasferimento degli account, ecc...);

Tutti fattori che consigliano quindi una immediata presa di coscienza del fenomeno, necessaria per prevenire e fronteggiare le situazioni che si presentano nel modo più idoneo, sia dal punto di vista tecnologico che legale.

Photo credit: dimitri_c

Lo sviluppo del software: rischi e fattori che ne influenzano il successo

software development center La creazione di software è una attività complessa che si articola in più fasi ed abbraccia non soltanto aspetti tecnici ma anche organizzativi, come quelli relativi alla pianificazione e gestione delle risorse, di comunicazione e legali.

L'attività coinvolge almeno due parti - la software house (o il singolo sviluppatore) e il cliente - portatrici di interessi contrapposti che, volendo generalizzare, si riducono rispettivamente a:

  • massimizzare il profitto;
  • acquisire un prodotto che soddisfa le proprie esigenze, affidabile e sicuro, pagando il minor prezzo possibile;

Un aspetto, a volte sottovalutato, è che lo sviluppo del software, come del resto qualsiasi altra attività imprenditoriale, presenta dei rischi tipici che devono essere opportunamente bilanciati, anche in sede contrattuale, per non incidere negativamente sull'intero business.

Tutte le fasi più importanti di cui si compone il processo finiscono infatti per incidere, in modo più o meno rilevante, sui diritti e le aspettative delle singole parti e possono quindi avere un qualche impatto dal punto di vista legale.

Esistono però dei fattori in grado di inflluenzare negativamente il risultato o la qualità del prodotto finale, cui è bene prestare la massima attenzione:

  • specifiche poco chiare: il progetto è avviato sulla base di specifiche vaghe o prive di dettagli che generano fraintendimenti o false aspettative per una o entrambe le parti;
  • mancato coinvolgimento degli utenti finali: se l'interfaccia di comunicazione del committente, di regola costituita dal management, ha una idea soltanto vaga di ciò che effettivamente occorre all'utenza finale rischia di trasmettere delle informazioni erronee o non complete;
  • rischi di natura tecnica soprattutto nei progetti più grandi e complessi;
  • tariffe troppo basse o scarsa pianificazione: nell'intento di acquisire la commessa i dipartimenti commerciali delle software house partono, a volte, da considerazioni poco realistiche sui tempi e sui costi necessari per completare il progetto, con inevitabili conflitti nel momento in cui vengono prospettati costi aggiuntivi non previsti inizialmente;
  • carenza di controlli e/o di monitoraggio: il progetto viene condotto in totale assenza di verifiche periodiche, salvo poi dimostrarsi un completo fallimento quando si viene al dunque;
  • assenza di adeguate strategie di gestione del cambiamento (change management): il progetto evolve lasciando però le richieste di cambiamento non documentate, con conseguente confusione ed incertezza su ciò che deve essere implementato e sui tempi di consegna;
  • salari bassi ed elevato turnover: possono influire in modo sensibile sui tempi di realizzazione e sulla qualità complessiva del prodotto finale;

Che fare allora ? E' utile ignorare questi aspetti e fare finta che non esistano sperando che tutto vada bene ? Certamente no, mentre può essere adeguata una strategia basata su:

  1. una valutazione dei rischi tecnici, organizzativi, economici e legali che il progetto comporta per ciascuna delle parti, da condurre prima della negoziazione e della stipula del contratto ;
  2. un adeguato supporto legale e contrattuale fondato su clausole chiare e specifiche in grado di compensare i rischi percepiti nell'ottica di un equo bilanciamento degli interessi contrapposti delle parti;
  3. un monitoraggio continuo del progetto e delle sue fasi per individuare prontamente gli eventuali problemi o le questioni che possono insorgere;
  4. una gestione efficace della documentazione e dei cambiamenti;

Insomma, come accade in moltissime altre attività, è spesso sufficiente un minimo di pianificazione e controllo per evitare l'insorgere di problemi ben più seri !

Photo courtesy: a_kartha

Il valore dei dati delle memorie volatili nelle indagini digitali

Per la prima volta nella storia giudiziaria degli Stati Uniti un giudice federale, in una controversia che vede come protagonista la Motion Picture Association contro uno dei più grandi provider di media digitali, ha decretato che le tracce elettroniche contenute all'interno della memoria RAM di un sistema informatico costituiscono, a tutti gli effetti, "informazioni conservate" e, pertanto, assurgono al valore di evidenza probatoria.

Questa pronuncia quindi sposterà in parte l'attenzione degli investigatori forensi su questa tipologia di dati sottolineando l'importanza cruciale, ai fini del buon esito di una investigazione, di acquisire e e gestire i dati volatili che altrimenti verrebbero persi nel tradizionale approccio basato sulla disattivazione del sistema sospetto.