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Violazione dei dati personali: il consiglio d'Europa si oppone ad una estensione dell'obbligo di notifica

data breach security     In Europa si sta discutendo sulle modifiche alla direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali ed alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.

Tra le varie proposte c'è ne una che prevede, a carico dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, l'obbligo di notificare tutti gli incidenti di sicurezza che comportino una perdita od una violazione dei dati personali dei propri utenti.

Il gruppo di lavoro dei garanti europei sulla privacy ha già espresso al riguardo il proprio convincimento sull'opportunità di estendere l'obbligo anche ai fornitori di servizi della società dell'informazione (banche, assicurazioni, attività commerciali online, ecc...) in considerazione del ruolo ormai emergente che questi servizi hanno nella vita di moltissimi cittadini europei e della considerevole mole di dati personali trattati nell'ambito degli stessi.

Contro questa ipotesi di allargamento si è, però, schierato il consiglio dell'Unione Europea che ha inoltre chiesto che venga riconosciuta ai soggetti obbligati la facoltà di valutare ogni violazione e decidere, sulla base della sua gravità, se inoltrare la segnalazione alla competente autorità nazionale di controllo ed ai singoli interessati.

Purtroppo questa presa di posizione contraria rischia di vanificare lo spirito più genuino della proposta, cioè quello di approntare un rimedio per proteggere gli ignari individui dagli effetti deleteri e molteplici riconducibili in genere ad una violazione di dati personali (furti d'identità, perdite finanziarie, danni psicologici, ecc...).

Ora la palla torna al parlamento europeo dove ci sarà, probabilmente, un dibattito nel tentativo di individuare una forma di compromesso che possa poi trasformarsi in legge.

A noi non resta che sperare che tutto non si risolva in una bolla di sapone !

Photo courtesy woodsy

La Cassazione si pronuncia sulla vicenda delle modifiche alle Playstation

Con una sentenza destinata a far discutere (la nr. 33768 del 3 settembre 2007) la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che vendere i chip di modifica delle Playstation costituisce reato ai sensi dell'art. 171 ter della legge sul diritto d'autore che punisce una serie di fattispecie consistenti nella fabbricazione, importazione, distribuzione, vendita, noleggio, cessione a qualsiasi titolo, detenzione per scopi commerciali di attrezzature, prodotti o componenti che abbiano la prevalente finalità di eludere le misure tecnologiche di protezione del diritto d'autore applicate ai supporti.
Secondo il giudizio della Suprema Corte il tenore della legge è infatti tale da ricomprendere le fattispecie di elusione e rimozione dei sistemi di protezione integrati tra supporto informatico ed apparato destinato all'utilizzo.
Ciò anche nel caso di condotte perfezionatesi prima delle modifiche apportate alla legge sul diritto d'autore con il D.Lgs. 9 Aprile 2003 n. 68, poichè tale riforma non avrebbe introdotto nell'ordinamento italiano delle nuove fattispecie ma, semplicemente, specificato e chiarito la vecchia formulazione rendendola coerente con l'evoluzione tecnologica dei diritti digitali.

Fonte: APCom