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Outsourcing, rischi e compliance: come farli convivere ?

1186820_29927805 Le imprese di oggi si trovano spesso a dover operare in un mercato che, per effetto della spinta alla globalizzazione ed all'uso delle nuove tecnologie, travalica i confini geografici.

In questo contesto "allargato" il mantenimento di elevati livelli di competitività costituisce un presupposto fondamentale per la sopravvivenza della stessa impresa.

Nell'ambito delle strategie per garantire il sostegno della competitività aziendale si colloca l'outsourcing, termine con il quale si intende tradizionalmente la pratica di trasferire a soggetti esterni lo svolgimento di una o più funzioni aziendali.

Vantaggi

La tendenza diffusa all'outsourcing continua ad essere sostenuta dalla possibilità di realizzare, attraverso di essa, alcuni vantaggi:

  • l'impresa può focalizzare l'attenzione sulle sole attività inerenti il core business, evitando quel dispendio di risorse, non solo economiche, che sarebbe necessario per supportare attività non direttamente riconducibili, pur se complementari, al suo interesse primario;
  • l'impresa può sfruttare le capacità innovative, tecnologiche e specialistiche che i vari fornitori rendono disponibili sul mercato;
  • l'impresa può ottimizzare i propri risultati economici quando il ricorso all'outsourcing si accompagna ad un efficace strategia per il controllo di gestione e la riduzione dei rischi;

In particolare, le funzioni ed i servizi connessi all'utilizzo ed alla gestione delle infrastrutture di tipo informativo (hardware, software, connettività, sicurezza informatica, consulenza, ecc...) sono quelli che maggiormente si prestano ad una esternalizzazione per una serie di motivi :

  • elevato grado di idoneità a supportare le realizzazione di obiettivi di business (è impensabile oggi raggiungere livelli di eccellenza e competitività adeguati senza il ricorso alle tecnologie ICT);
  • onerosità, specie per le realtà di piccole e medie dimensioni, sotto il profilo della formazione e del mantenimento, all'interno della organizzazione, di risorse in possesso di competenze e professionalità adeguate;
  • vantaggi, diretti ed indiretti, riconducibili alla protezione del proprio patrimonio informativo ed al rispetto delle norme vigenti, degli standard di settore e degli impegni contrattuali;

Problematiche

L'outsourcing non è però privo di problematiche, a volte di una certa complessità, che non vanno sottovalutate. Vediamo quali sono.

Il coinvolgimento di soggetti esterni (fornitori, consulenti, ecc...) aumenta, in modo considerevole, la possibilità che questi ultimi vengano in contatto ed interagiscano con gli asset aziendali.

Questo si traduce in una condizione di vulnerabilità che interessa anche le organizzazioni che adottano livelli di controllo e di gestione piuttosto stringenti e finisce per incidere, anche solo potenzialmente, sugli sforzi necessari per garantire la sicurezza e la protezione degli asset.

Si può dunque dire che, ogni volta che una azienda esternalizza una parte, più o meno consistente, delle proprie funzioni, essa finisce per esternalizzare anche una parte dei rischi e delle relative responsabilità.

Strategie

Diventa allora imperativo compiere preventivamente alcune attività riguardanti:

  • l'adozione di opportune metodologie di analisi e gestione dei rischi;
  • la definizione dei criteri per la scelta del fornitore;
  • l'individuazione degli strumenti e dei meccanismi più idonei per l'attribuzione di responsabilità ai soggetti terzi che vengono coinvolti nei processi aziendali;

Il richiamo alle metodologie di gestione del rischio vale a sottolineare il fatto che l'outsourcing costituisce una fattispecie caratterizzata da livelli di rischio, anche elevati, connessi con:

  • la creazione di un rapporto di dipendenza da uno o più soggetti esterni per l'erogazione di servizi che, comunque, sono essenziali nel contesto di una determinata gestione aziendale;
  • la protezione delle informazioni e degli altri asset;
  • la responsabilità nel garantire i livelli di conformità richiesti da leggi, regolamenti, standard ed accordi di natura contrattuale;

Fortunatamente la maggior parte dei rischi si può bilanciare o trasferire attraverso una gestione contrattuale dei rapporti, pur senza dimenticare, però, l'importanza che riveste a tal fine la negoziazione di alcuni aspetti critici (durata, revisioni, risoluzione, misurazione delle performance e livelli di servizio, clausole penali, ecc...).

Photo credit: lusi

Questionario di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica

L'agenzia Europea per la sicurezza delle reti e delle informazioni ha recentemente pubblicato un questionario in varie lingue, tra cui l'italiano, con lo scopo di fornire materiale, sotto forma di modelli di quiz, per una maggiore sensibilizzazione nel settore della sicurezza delle informazioni.

Pur non trattandosi di modelli di autovalutazione completi, l'iniziativa è interessante sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto, la scelta della preparazione di un questionario, invece del solito documento che nessuno legge, tranne (forse) gli addetti ai lavori, può rivelarsi maggiormente efficace per catturare l'attenzione del pubblico di riferimento.

Attraverso una serie di domande e risposte su questioni ed aspetti inerenti l'utilizzo e la gestione quotidiana degli strumenti e dei sistemi informatici, si riesce a stimolare un interesse critico da parte del lettore.

Inoltre il target preso in considerazione è pertinente: si tratta infatti di quella fetta di utenza che abbraccia, non soltanto le piccole e medie imprese, ma anche gli utenti non professionali e, soprattutto, i genitori.

Alcuni esempi di domande, nel caso di piccole e medie imprese:

Sapete quali informazioni di valore vengono gestite nei vostri sistemi IT e dove?

oppure nel caso di genitori:

Quali sono le attività online che svolgono i vostri figli ?

I genitori, in particolare, sono tra i più esposti ai rischi ed alle responsabilità derivanti dall'utilizzo degli strumenti informatici da parte dei loro figli spesso minorenni (la cd. "generazione digitale"), anche a causa dell'esistenza di un divario generazionale di conoscenza che sta diventando significativo.


Il software open source: opportunità, rischi e possibili approcci

digital dreams Da anni assistiamo ormai ad un incessante dibattito sul mondo dell'open source, sui vantaggi concreti e le opportunità che esso presenta, non soltanto per le aziende, ma anche per i singoli utilizzatori finali.

La questione non interessa soltanto i soggetti privati, tanto che il Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) ha allestito un osservatorio che, nelle intenzioni dichiarate, è destinato a svolgere la funzione di catalizzatore della conoscenza e delle best practice in materia di open source nella P.A.

La stessa crisi economica mondiale rischia di riportare la problematica al centro della discussione: le caratteristiche di libertà, trasparenza e gratuità del codice a sorgente aperto sembrano infatti idonee a perseguire l'efficienza e la riduzione di costi che, generalmente, diventano un obiettivo proritario in tempi di ristrettezze economiche, senza che questo comporti una rinuncia all'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che, secondo l'opinione prevalente, rappresentano invece una delle principali soluzioni per risollevare l'economia dalla stagnazione.

Messa in questi termini sembra che la questione sull'opportunità di adottare il software libero non possa che risolversi positivamente ma in realtà, prima di giungere a questa conclusione, è opportuno fare una valutazione complessiva non soltanto dei possibili vantaggi, ma anche dei rischi potenziali e degli approcci adottabili.

Cerchiamo allora di fare chiarezza su questi aspetti.

Vantaggi nell'adozione di software open source

I benefici per una infrastruttura informatica aziendale sono riconducibili a:

  • risparmio sui costi della licenza e degli aggiornamenti;
  • interoperabilità con gli standard di settore;
  • eliminazione di ogni forma di dipendenza da un determinato fornitore che, a volte, si traduce in posizioni di debolezza contrattuale;
  • disponibilità del codice sorgente con conseguente possibilità di analizzarlo e modificarlo secondo le proprie esigenze (a patto di avere internamente delle risorse munite delle necessarie competenze);
  • qualità e sicurezza, soprattutto nei progetti supportati da un ampia comunità di sviluppatori in grado di correggere difetti (bug) o di migliorare continuamente il prodotto;

In aggiunta le software house possono trarre degli ulteriori specifici vantaggi dall'inclusione di software aperto all'interno del loro modello di business:

  • riduzione degli oneri economici di acquisto e gestione del software ed incremento degli utili connessi con la fornitura di consulenza e servizi connessi (installazione, manutenzione, formazione, personalizzazione, ecc...);
  • ricadute positive in termini di visibilità e prestigio;
  • libertà nel disporre del codice sorgente, di riadattarlo e modificarlo in modo da derivarne altri prodotti;
  • possibilità di avvantaggiarsi della spinta verso una veloce diffusione ed adozione di nuovi prodotti e caratteristiche che le licenze open generano;

Rischi o svantaggi

  • le licenze open non offrono le stesse garanzie di protezione degli utenti finali di quelle proprietarie: questa carenza intrinseca, se non bilanciata dalla previsione contrattuale di un apposito indennizzo, può esporre al rischio di violazione dei diritti di proprietà intellettuale o industriale di terze parti;
  • la mancanza di un supporto tecnico completo può riflettersi negativamente sull'affidabilità, la robustezza e la sicurezza complessive del prodotto, specie nei progetti non supportati da un ampia comunità;
  • alcuni tipi di licenza possono indurre il rischio cd. da contaminazione da OSS che si verifica quando, all'interno di un software che si vorrebbe mantenere proprietario (closed source), vengono incluse porzioni di codice libero soggette ad una licenza (es. la GPL) che costringe a rilasciare il prodotto derivato esattamente negli stessi termini di quello originario;
  • il risparmio sui costi della licenza è solo una delle voci che concorrono a definire il cd. TCO (Total Cost of Ownership) nel quale vanno, invece, comprese tutte le spese e gli oneri legati all'utilizzo presente e futuro del software (installazione, manutenzione, adeguamento dei sistemi, formazione del personale, personalizzazioni, ecc...);

Possibili approcci e rimedi

La cattiva notizia è che non esiste un approccio unico valido per tutti: per alcuni i vantaggi derivanti dall'open source possono essere superiori ai rischi e viceversa.

La buona notizia è che si possono adottare delle policies che prendono in considerazione gli scenari tipici e sviluppare delle procedure per gestire i rischi connessi.

Le aziende potenzialmente interessate all'adozione di software libero dovrebbero condurre un assessment tecnico-legale per ridurre i rischi connessi ad una violazione dei diritti di proprietà intellettuale ed industriale.

L'opportunità legata allo sfruttamento del modello di business dell'open source si pone, invece, soprattutto per le software house che realizzano proventi dalla fornitura di consulenza e servizi connessi, piuttosto che dalla realizzazione e commercializzazione di software.

In tutti i casi, però, una attenzione particolare deve essere riservata all'individuazione del tipo di licenza ed alla valutazione delle sue condizioni, tenendo presente che, se per il primo aspetto può essere vantaggioso ricorrere a software automatizzati, per il secondo è spesso consigliabile richiedere un adeguato supporto legale.

Photo courtesy: flaivoloka

Lo sviluppo del software: rischi e fattori che ne influenzano il successo

software development center La creazione di software è una attività complessa che si articola in più fasi ed abbraccia non soltanto aspetti tecnici ma anche organizzativi, come quelli relativi alla pianificazione e gestione delle risorse, di comunicazione e legali.

L'attività coinvolge almeno due parti - la software house (o il singolo sviluppatore) e il cliente - portatrici di interessi contrapposti che, volendo generalizzare, si riducono rispettivamente a:

  • massimizzare il profitto;
  • acquisire un prodotto che soddisfa le proprie esigenze, affidabile e sicuro, pagando il minor prezzo possibile;

Un aspetto, a volte sottovalutato, è che lo sviluppo del software, come del resto qualsiasi altra attività imprenditoriale, presenta dei rischi tipici che devono essere opportunamente bilanciati, anche in sede contrattuale, per non incidere negativamente sull'intero business.

Tutte le fasi più importanti di cui si compone il processo finiscono infatti per incidere, in modo più o meno rilevante, sui diritti e le aspettative delle singole parti e possono quindi avere un qualche impatto dal punto di vista legale.

Esistono però dei fattori in grado di inflluenzare negativamente il risultato o la qualità del prodotto finale, cui è bene prestare la massima attenzione:

  • specifiche poco chiare: il progetto è avviato sulla base di specifiche vaghe o prive di dettagli che generano fraintendimenti o false aspettative per una o entrambe le parti;
  • mancato coinvolgimento degli utenti finali: se l'interfaccia di comunicazione del committente, di regola costituita dal management, ha una idea soltanto vaga di ciò che effettivamente occorre all'utenza finale rischia di trasmettere delle informazioni erronee o non complete;
  • rischi di natura tecnica soprattutto nei progetti più grandi e complessi;
  • tariffe troppo basse o scarsa pianificazione: nell'intento di acquisire la commessa i dipartimenti commerciali delle software house partono, a volte, da considerazioni poco realistiche sui tempi e sui costi necessari per completare il progetto, con inevitabili conflitti nel momento in cui vengono prospettati costi aggiuntivi non previsti inizialmente;
  • carenza di controlli e/o di monitoraggio: il progetto viene condotto in totale assenza di verifiche periodiche, salvo poi dimostrarsi un completo fallimento quando si viene al dunque;
  • assenza di adeguate strategie di gestione del cambiamento (change management): il progetto evolve lasciando però le richieste di cambiamento non documentate, con conseguente confusione ed incertezza su ciò che deve essere implementato e sui tempi di consegna;
  • salari bassi ed elevato turnover: possono influire in modo sensibile sui tempi di realizzazione e sulla qualità complessiva del prodotto finale;

Che fare allora ? E' utile ignorare questi aspetti e fare finta che non esistano sperando che tutto vada bene ? Certamente no, mentre può essere adeguata una strategia basata su:

  1. una valutazione dei rischi tecnici, organizzativi, economici e legali che il progetto comporta per ciascuna delle parti, da condurre prima della negoziazione e della stipula del contratto ;
  2. un adeguato supporto legale e contrattuale fondato su clausole chiare e specifiche in grado di compensare i rischi percepiti nell'ottica di un equo bilanciamento degli interessi contrapposti delle parti;
  3. un monitoraggio continuo del progetto e delle sue fasi per individuare prontamente gli eventuali problemi o le questioni che possono insorgere;
  4. una gestione efficace della documentazione e dei cambiamenti;

Insomma, come accade in moltissime altre attività, è spesso sufficiente un minimo di pianificazione e controllo per evitare l'insorgere di problemi ben più seri !

Photo courtesy: a_kartha

I modelli organizzativi del d.lgs. 231/01 e la criminalità informatica: chi, cosa, come e quando

772806_83558378 La criminalità informatica è un fenomeno ormai noto a tutti e reso ancora più familiare, se vogliamo, dal clamore che, spesso, si accompagna alle notizie di attacchi o di violazioni di sicurezza diffuse dagli organi di informazione.

Tradizionalmente la figura del criminale informatico si identifica con quella del soggetto che, per profitto proprio o dell'associazione criminosa cui appartiene, si dedica con regolarità a violare i sistemi informatici altrui.

Tuttavia la crescita di importanza dell'ICT in risposta alla sua diffusione a vari livelli della società e, soprattutto, in realtà aziendali od organizzative eterogenee, dove più avvertite sono le esigenze di competitività, automazione ed ottimizzazione dei processi che tali tecnologie consentono di soddisfare, rende rilevante, dal punto di vista statistico, la probabilità che i reati informatici possano essere commessi anche dai soggetti che occupano posizioni di vertice oppure, per inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza, dai soggetti ad essi subordinati.

La convenzione di Budapest del 2001, ratificata e resa esecutiva con legge 18 marzo 2008, n. 48, ha cercato di fornire una soluzione al problema della cyber criminalità, sotto forma di un maggiore stimolo alla prevenzione, attraverso la previsione di una specifica ed autonoma forma di responsabilità in capo agli enti forniti di una personalità giuridica, alle società ed associazioni, anche prive di personalità giuridica, quando gli illeciti siano commessi nel loro interesse od a loro vantaggio.

L'unico rimedio per far fronte a questa responsabilità è quello che consiste nella adozione ed efficace implementazione dei modelli organizzativi previsti dal d.lgs. 231/01 che disciplina la materia della responsabilità da reato, non soltanto di matrice informatica, degli enti collettivi.

Cosa sono i modelli organizzativi ?

Possono ritenersi un insieme di misure di natura differente (organizzativa, tecnologica, finanziaria, formativa, ecc...) dirette a prevenire la commissione di alcune tipologie di illecito, tra cui anche quelli informatici.

Prima di poter essere applicate queste misure vanno, ovviamente, identificate attraverso una analisi, il cui scopo è definire quali sono le aree operative, organizzative o tecnologiche nelle quali il rischio della commissione dei reati si presenta come probabile.

I modelli (misure) vanno documentati per iscritto, devono essere efficacemente adottati e supportati da ulteriori attività:

  • la costituzione di un organismo interno dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo per vigilare sul funzionamento e sull'osservanza dei modelli
  • la verifica periodica e l'aggiornamento
  • la predisposizone di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure identificate
  • l'adempimento di obblighi di informazione nei confronti dell'organo di vigilanza

Come si configura l'adozione ed attuazione dei modelli ?

Non si tratta di un obbligo ma, piuttosto, di un onere necessario per evitare la responsabilità.
Questo significa che la mancata adozione dei modelli non è sanzionata in modo autonomo ma solo come comportamento passivo che non ha evitato la commissione degli illeciti.

In che cosa consiste la responsabilità da reato ?

Nella applicazione di sanzioni differenti a seconda della gravità del fatto e del comportamento dell'ente: in pratica accanto a sanzioni pecuniarie ed alla confisca sono previste sanzioni interdittive (ad es. interdizione dall'esercizio dell'attività, sospensione o revoca di autorizzazioni, divieto di contrattare con la P.A., esclusione da agevolazioni, ecc...) ed accessorie (pubblicazione della sentenza di condanna).

Quando devono essere adottati i modelli ?

Non c'è una scadenza precisa ma è ovvio che prima si adottano modelli efficaci e prima si riduce il rischio della commissione dei reati e, di conseguenza, dell'addebito di responsabilità che ne può derivare.

Photo credit: scol22