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La fiducia dei consumatori si gioca sulla protezione dei loro dati personali

La fiducia dei consumatori nelle aziende potrebbe dipendere dalle politiche aziendali in materia di sicurezza e riservatezza delle informazioni molto più di quanto si pensi. Queste le conclusioni alle quali si può giungere leggendo i  risultati di un report che ha analizzato l'impatto che le violazioni di sicurezza delle informazioni hanno proprio sulla fiducia dei consumatori.

Dai dati presentati risulta che il 54% dei consumatori si crea una opinione negativa delle aziende che subiscono una violazione di sicurezza, il 78% si dichiara prudente nel considerarle veramente capaci di proteggere le informazioni, mentre il 72% ha deciso che condividerà meno informazioni personali, anche in relazione alla frequenza con cui si verificano gli incidenti di sicurezza.

Si tratta di dati che fanno riflettere in una economia digitale nella quale diversi modelli di business sono incentrati sulla raccolta e l'elaborazione di informazioni, anche di natura personale.

Questi risultati, anche se proiettati prevalentemente nel contesto americano, non sono da sottovalutare per via della crescente preoccupazione che gli europei nutrono per la riservatezza e sicurezza dei propri dati personali e della recente pubblicazione del nuovo regolamento europeo sulla privacy che entrerà in vigore a partire dal 28 maggio 2018.

Un regolamento che, tra l'altro, prevede proprio obblighi di notifica delle violazioni di sicurezza dei dati, non solo nei confronti dell'autorità di controllo ma anche alle persone interessate, a meno che non ricorrano certe condizioni di esenzione.

Può essere l'occasione per le aziende di partire da una prospettiva più ampia che consideri l'iter di adeguamento alla nuova normativa come un processo da affrontare progressivamente, con i dovuti tempi, e, soprattutto, come una opportunità dal punto di vista della customer satisfaction e di cura della propria reputazione.

Perchè l'adozione di politiche di protezione dei dati è diventata, al tempo stesso, una aspettativa da parte dei consumatori e una parte importante del processo di acquisto e del mantenimento di un rapporto fiduciario.
E non è poco per un paese, come l'Italia, nel quale si dibatte in modo fervido sui processi di trasformazione digitale.

Direct marketing telefonico: cosa cambia con la riforma ?

La legge 20 novembre 2009, n. 166 ha convertito il D.L. 25 settembre 2009, n. 135 contenente, tra le altre, nuovi disposizioni in materia di marketing telefonico sulle quali, ormai da mesi, imperversa una protesta in rete.

Il motivo di tale protesta, di cui si sono fatte portavoce anche diverse associazioni di consumatori, è insita nella portata delle norme che finiscono per incidere profondamente sulle legittime aspettative degli utenti di non essere tartassati dalle cd. comunicazioni commerciali.

La principale novità

Riguarda il principio che tutela la nostra privacy nell'ambito delle comunicazioni elettroniche (ma solo di quelle telefoniche), ed è rappresentata dal passaggio da un sistema di opt-in ad uno di opt-out.

Volendo tradurre in poche parole l'inevitabile tecnicismo, si passa da un sistema in cui il trattamento dei dati personali poteva considerarsi lecito solo con l'acquisizione del consenso preventivo dell'utente ad un altro in cui il trattamento è sempre lecito a meno che non vi sia l'opposizione espressa dell'utente. Una differenza, quindi, non trascurabile.

Per la verità c'è anche chi, giustamente, ha fatto osservare che il nuovo sistema non travolge affatto il precedente, ma lo affianca, con la conseguenza che ci troviamo di fronte ad un ibrido che si concilia male con la direttiva europea 2002/58/CE (e-privacy).

Quest'ultima, infatti, lascia gli Stati membri liberi di decidere se adottare l'uno o l'altro sistema, ma non sembra lasciare spazio ad una coesistenza di entrambi che, oltretutto, rischia di creare solo incertezza.

Tornando al testo normativo, questo stabilisce che il trattamento dei dati personali contenuti negli elenchi degli abbonati, mediante telefonate aventi la finalità di vendita diretta, di compimento di ricerche di mercato o di comunicazioni commerciali, è consentito nei confronti di chi non abbia manifestato la propria opposizione attraverso l'iscrizione della propria utenza telefonica in un apposito registro pubblico che attualmente non esiste, ma che dovrà essere istituito entro il termine di sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione, avvenuta il 25 novembre 2009.

C'è però anche una ulteriore novità poichè la precedente deroga sulla privacy, di cui abbiamo già parlato, è stata differita fino al termine di sei mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge 166/2009.

Il regime transitorio

In questo periodo di interregno, in attesa della istituzione del registro delle opposizioni, gli utenti sembrerebbero pertanto "costretti" a subire, nonostante la loro eventuale volontà contraria, il trattamento dei propri dati.

Il nuovo sistema non ha però cancellato minimamente il diritto di ogni interessato di:

opporsi in tutto od in parte al trattamento dei dati che lo riguardano a fini dell'invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale

che continua ad essere previsto e che può essere esercitato, tra l'altro, senza alcuna formalità, mediante richiesta rivolta al titolare o responsabile, anche attraverso un incaricato.

Ciò vuol dire che un utente potrebbe sempre opporsi al trattamento dei propri dati e potrebbe farlo nel corso delle telefonate che riceve, non essendo richiesto il rispetto da parte sua di una particolare modalità di esercizio di questo diritto.

Anzi, dato che, per espressa previsione, l'iscrizione nel futuro registro delle opposizioni dovrebbe essere governata da "modalità semplificate", sarebbe auspicabile prevedere a carico degli operatori di telemarketing l'obbligo di raccogliere, contestualmente alle telefonate, le eventuali opposizioni degli interessati e di inoltrarle direttamente al gestore del registro per l'immediata iscrizione nello stesso, rilasciando al richiedente un identificativo univoco della transazione.

In questo modo l'onere della semplificazione dell'iscrizione nel registro sarebbe quanto meno rispettato.

Le sanzioni

La nuova legge modifica, infine, l'entità minima della sanzione amministrativa prevista per il trattamento illecito dei dati o per la mancata applicazione delle misure di sicurezza, riducendola da 20.000 a 10.000 euro.

Certo è strana l'esigenza avvertita di una modifica ad una disposizione introdotta soltanto otto mesi fa (legge 27 febbraio 2009, n. 14); purtroppo questo atteggiamento lascia intravedere la preoccupazione del legislatore di non essere troppo severo con i trasgressori nell'applicazione delle sanzioni.

In poche parole il legislatore ci manifesta chiaramente tutto il suo scetticismo sull'efficacia del futuro registro delle opposizioni nel tutelare la privacy dei cittadini, lanciando un segnale sicuramente poco rassicurante.

Privacy: le registrazioni audio degli ordini sono dati personali

Anche i suoni e le immagini costituiscono dati personali secondo la normativa del d.lgs. 196/03 (codice privacy) e possono quindi ritenersi oggetto dei diritti degli interessati, tra cui quello di accesso.

E' questa la sostanza di un provvedimento con il quale il garante della privacy ha ordinato ad una società telefonica di mettere a disposizione di un consumatore la registrazione audio di un precedente colloquio telefonico comprovante l'attivazione di un contratto e l'adesione alle sue clausole.

Secondo l'autorità, infatti, la richiesta di accesso formulata dall'interessato non poteva dirsi integralmente soddisfatta mediante la semplice trasposizione su altro supporto dei dati personali forniti nel corso del precedente contatto telefonico, essendo necessaria anche la trasmissione di una copia della registrazione, unico mezzo in grado di consentire l'accesso al dato vocale di natura personale.

Marketing: il consenso all'uso dei dati personali deve essere libero

Ancora una pronuncia del garante della privacy sulle caratteristiche del consenso all'utilizzo dei dati personali per finalità promozionali o di marketing e sulle modalità con le quali dovrebbero essere realizzate le maschere di registrazione dei dati (cd. form) su web per consentire una corretta manifestazione di volontà da parte degli interessati.

Nel caso specifico, che ha riguardato una società specializzata nella vendita online di biglietti per eventi di vario genere, l'autorità ha ribadito che:

gli interessati devono essere messi in grado di esprimere consapevolmente e liberamente le proprie scelte in ordine al trattamento dei dati che li riguardano, manifestando il proprio consenso per ciascuna distinta finalità perseguita dal titolare; tale capacità di autodeterminazione non è assicurata quando si assoggetta la fruizione di beni e servizi alla preventiva autorizzazione a trattare i dati conferiti anche per finalità diverse, quali sono quelle di profilazione e promozionale;

Quindi, in poche parole, non si può negare un servizio a chi non vuole fornire i propri dati personali per scopi diversi da quelli strettamente inerenti la prestazione del servizio stesso. Ogni altro trattamento per differenti finalità deve essere, invece, preceduto da un consenso libero e specifico (cioè riferito alla singola finalità).

Nel caso in cui il consenso venga acquisito attraverso Internet, occorre anche che le relative pagine web facciano uso di elementi in grado di consentire agli interessati la libera manifestazione, positiva o negativa, della propria volontà (es. mediante caselle di spunta differenti per ogni finalità, non preselezionate).

Internet e sistemi di filtraggio del traffico tra prassi e legalità

filtri adsl internet Il traffic shaping è un metodo di gestione di una rete attuato per forzarne ("modellare", da cui deriva il termine) l'operatività secondo determinati parametri o regole.

Si tratta di tutte quelle misure tecniche che hanno come effetto quello di:

  • limitare l'occupazione di banda (byte trasmessi/ricevuti)
  • impedire un certo tipo di traffico
  • interrompere artificiosamente un flusso di comunicazione (es. quando l'occupazione di banda supera una certa soglia o perdura oltre un certo periodo di tempo)

Metodi e ragioni del controllo

In molti casi il controllo del traffico presuppone una attività di analisi e di filtraggio basata sui protocolli di rete (es. bittorrent) o sul tipo di risorsa richiesta (es. url di un video/audio in streaming), ma non c'è ancora completa chiarezza al riguardo.

In generale le ragioni per cui questa pratica viene attuata, spesso in modo occulto e poco trasparente, sono riconducibili alla esigenza di evitare problemi di:

  • operatività: il gestore di una rete può offrire una ampiezza di banda limitata, rispetto al numero degli utilizzatori, e, quindi, ricorre a forme di limitazione del traffico per non dover procedere all'acquisto di capacità di banda supplementare
  • legalità: si vuole evitare qualsiasi rischio di incorrere in forme di corresponsabilità, bloccando o limitando l'accesso a protocolli e risorse che possono costituire veicolo di scambio e diffusione di materiale protetto (es. diritti d'autore)

Considerazioni legali

Il traffic shaping può ritenersi legale se adottato in una rete privata (es. una lan aziendale), mentre non sempre può dirsi altrettanto nell'ambito della fornitura al pubblico di un servizio di comunicazione elettronica.

In questo caso, infatti, gli utenti pagano un corrispettivo per ottenere un accesso ad Internet che, in mancanza di una esplicita indicazione contraria, dovrebbe intendersi illimitato dal punto di vista dei protocolli utilizzabili e delle risorse accessibili.

C'è quindi, innanzitutto, un problema di chiarezza delle condizioni generali di contratto, tra le quali vanno ricomprese anche le notizie sulle caratteristiche e le prestazioni tecniche del servizio che rappresentano informazioni essenziali dell'offerta.

Queste informazioni dovrebbero non soltanto ammettere l'eventuale utilizzo di filtri, ma contenere una specifica indicazione dei limiti che ne derivano, in termini di protocolli bloccati, fasce orarie in cui le limitazioni sono attive, ampiezza di banda massima, numero massimo delle connessioni consentite, ecc...

Eventuali carenze od omissioni informative possono, dunque, essere viste come fonte di una responsabilità contrattuale del fornitore, proprio perchè l'utente ha il diritto di godere, per contratto, di un accesso incondizionato.

Inoltre, in un caso verificatosi, l'autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che l'informazione omessa o non veritiera sull'esistenza di sistemi di filtraggio sia qualificabile come pratica commerciale scorretta, in quanto contraria alla diligenza professionale ed idonea a limitare od escludere la libertà di scelta e di comportamento del consumatore medio.

Purtroppo dimostrare l'esistenza di meccanismi di filtraggio del traffico è ancora molto difficile, anche se, per far fronte a questa esigenza, sono in fase di sviluppo alcuni progetti (vedi approfondimenti).

Per questo motivo può essere molto utile valutare attentamente tutte le condizioni contrattuali e le caratteristiche tecniche del servizio offerto, prima della stipula del relativo contratto, chiedendo ed ottenendo eventualmente, meglio se in forma scritta, rassicurazioni da parte del fornitore.

Approfondimenti

Photo credit: karmarat

Agcom: integrazione linee guida a tutela dei consumatori

Il comma 3 dell'art. 1 della legge 40/07 prevede, a tutela di coloro che stipulano contratti per adesione con operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche, il diritto di recedere dal contratto senza vincoli temporali o ritardi non giustificati, senza spese non giustificate da costi dell'operatore e senza un obbligo di preavviso superiore ai 30 giorni.

A seguito di una serie di richieste, l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ritenuto che tale forma di tutela debba trovare applicazione pure nei confronti degli utenti business come, ad esempio, i liberi professionisti o le imprese, poichè anche tale categoria di utenti non gode di un effettivo potere negoziale, limitandosi nella maggior parte dei casi a sottoscrivere le clausole predisposte dal contraente forte.

Alla luce di questo importante chiarimento interpretativo è stata pertanto predisposta una integrazione del punto 3 delle linee guida della Direzione Tutela dei Consumatori esplicative per l'attività di vigilanza da effettuare ai sensi dell'art.1, comma 4, della Legge n. 40/2007.