Internet e sistemi di filtraggio del traffico tra prassi e legalità

filtri adsl internet Il traffic shaping è un metodo di gestione di una rete attuato per forzarne ("modellare", da cui deriva il termine) l'operatività secondo determinati parametri o regole.

Si tratta di tutte quelle misure tecniche che hanno come effetto quello di:

  • limitare l'occupazione di banda (byte trasmessi/ricevuti)
  • impedire un certo tipo di traffico
  • interrompere artificiosamente un flusso di comunicazione (es. quando l'occupazione di banda supera una certa soglia o perdura oltre un certo periodo di tempo)

Metodi e ragioni del controllo

In molti casi il controllo del traffico presuppone una attività di analisi e di filtraggio basata sui protocolli di rete (es. bittorrent) o sul tipo di risorsa richiesta (es. url di un video/audio in streaming), ma non c'è ancora completa chiarezza al riguardo.

In generale le ragioni per cui questa pratica viene attuata, spesso in modo occulto e poco trasparente, sono riconducibili alla esigenza di evitare problemi di:

  • operatività: il gestore di una rete può offrire una ampiezza di banda limitata, rispetto al numero degli utilizzatori, e, quindi, ricorre a forme di limitazione del traffico per non dover procedere all'acquisto di capacità di banda supplementare
  • legalità: si vuole evitare qualsiasi rischio di incorrere in forme di corresponsabilità, bloccando o limitando l'accesso a protocolli e risorse che possono costituire veicolo di scambio e diffusione di materiale protetto (es. diritti d'autore)

Considerazioni legali

Il traffic shaping può ritenersi legale se adottato in una rete privata (es. una lan aziendale), mentre non sempre può dirsi altrettanto nell'ambito della fornitura al pubblico di un servizio di comunicazione elettronica.

In questo caso, infatti, gli utenti pagano un corrispettivo per ottenere un accesso ad Internet che, in mancanza di una esplicita indicazione contraria, dovrebbe intendersi illimitato dal punto di vista dei protocolli utilizzabili e delle risorse accessibili.

C'è quindi, innanzitutto, un problema di chiarezza delle condizioni generali di contratto, tra le quali vanno ricomprese anche le notizie sulle caratteristiche e le prestazioni tecniche del servizio che rappresentano informazioni essenziali dell'offerta.

Queste informazioni dovrebbero non soltanto ammettere l'eventuale utilizzo di filtri, ma contenere una specifica indicazione dei limiti che ne derivano, in termini di protocolli bloccati, fasce orarie in cui le limitazioni sono attive, ampiezza di banda massima, numero massimo delle connessioni consentite, ecc...

Eventuali carenze od omissioni informative possono, dunque, essere viste come fonte di una responsabilità contrattuale del fornitore, proprio perchè l'utente ha il diritto di godere, per contratto, di un accesso incondizionato.

Inoltre, in un caso verificatosi, l'autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che l'informazione omessa o non veritiera sull'esistenza di sistemi di filtraggio sia qualificabile come pratica commerciale scorretta, in quanto contraria alla diligenza professionale ed idonea a limitare od escludere la libertà di scelta e di comportamento del consumatore medio.

Purtroppo dimostrare l'esistenza di meccanismi di filtraggio del traffico è ancora molto difficile, anche se, per far fronte a questa esigenza, sono in fase di sviluppo alcuni progetti (vedi approfondimenti).

Per questo motivo può essere molto utile valutare attentamente tutte le condizioni contrattuali e le caratteristiche tecniche del servizio offerto, prima della stipula del relativo contratto, chiedendo ed ottenendo eventualmente, meglio se in forma scritta, rassicurazioni da parte del fornitore.

Approfondimenti

Photo credit: karmarat

0 commenti: