Pubblicità online e privacy: è guerra sugli ad-blocker ?

ad-blocker privacy In un report PageFair e Adobe fanno luce sul fenomeno dell'uso e della diffusione degli strumenti di blocco della pubblicità online noti come ad-blocker.

Secondo i dati presentati, circa 200 milioni di utenti nel mondo si affidano a strumenti di ad blocking, un fenomeno che nel 2015 è cresciuto del 41% rispetto al periodo precedente, causando una perdita di circa 22 miliardi di dollari in termini di introiti derivanti dalla pubblicità.

Da un lato questo fenomeno conferma il ruolo attivo che gli utenti della rete hanno ormai assunto e, dall'altro, desta non poco allarme nel mondo dell'industria pubblicitaria; la risposta da parte di editori e proprietari di siti non si è fatta attendere. Diversi siti hanno cominciato a fare uso di script che, identificando l'uso di ad-blocker da parte degli utenti, ne bloccano la navigazione o l'accesso a specifiche parti del sito.

Appicabilità della direttiva e-privacy

La cosa non è passata inosservata e, a seguito di una specifica richiesta di un attivista privacy, la commissione europea ha espresso con una lettera l'opinione secondo cui l'uso di tali meccanismi dovrebbe ricadere sotto la tutela che l'articolo 5.3 della direttiva sulla protezione della vita privata nelle comunicazioni elettroniche (nota come direttiva e-privacy) riconosce agli utenti.

Si tratta della norma sui cookies, in base alla quale l’archiviazione di informazioni oppure l’accesso a informazioni già archiviate sul terminale di un abbonato o di un utente è consentito soltanto a condizione che l’abbonato o l’utente in questione abbia espresso preliminarmente il proprio consenso dopo essere stato informato, in modo chiaro e completo, anche sugli scopi del trattamento.

E' opinione comune, anche del gruppo di lavoro dei garanti europei, che il riferimento ai cookies sia da intendere in modo ampio, includendo anche altre tecnologie di tracciamento, in linea del resto con quanto espresso nel considerando 66 della direttiva citata.

Tuttavia il presupposto sul quale si regge l'opinione dell'applicabilità della norma citata sembra essere quello secondo cui i meccanismi di scoperta degli ad-blocker memorizzano script sul terminale dell'utente. Questa memorizzazione, che altri ritengono invece infondata, farebbe scattare l'obbligo di informativa e raccolta del consenso dell'utente.

Certamente, se si dovesse ricorrere veramente al consenso degli utenti questo rischierebbe di essere vanificato e di rimettere in discussione modelli di business che appaiono consolidati, come quello basato sull'accesso "gratuito" alle informazioni in cambio della pubblicità, oppure di mettere a repentaglio la sopravvivenza di siti che traggono dagli introiti pubblicitari il loro unico sostentamento.

Nel frattempo per chi fa eventualmente uso dei meccanismi citati potrebbe essere una buona idea rivedere le informative privacy, in modo da includere anche le informazioni relative a tali meccanismi, oltre che rivedere gli obblighi contrattuali intercorrenti con i fornitori di reti pubblicitari o i titolari di siti relativamente al trattamento dei dati personali e alla raccolta del consenso.

0 commenti: